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La spesa di qualità inizia dall'etichettaI risultati del laboratorio allestito al Festival della Scienza, raccontati dalle ideatrici Debora Devcich e Anna Antoniazzi

Le etichette alimentari sono un magnifico strumento di trasparenza. Saperle leggere e capire arricchisce e determina sempre nuove richieste di informazione e qualità. Si tratta di un processo virtuoso che vede le persone/i consumatori sempre più attori principali.

Da questa comune visione è nato Una spesa di qualità il laboratorio per ragazzi organizzato da DISFOR durante l’ultimo Festival della Scienza e che ci ha visti partner insieme ad Etichètto di Coralis e Pesto di Prà.
Siamo andati a tirare le somme con chi il laboratorio l’ha ideato e vissuto per 10 giorni insieme a ragazzi, genitori e pedagogisti.

laboratorio

Come è nato il laboratorio allestito al Festival della Scienza?
Nel marzo 2016 – racconta Debora Devcich, biologa e ideatrice del laboratorio – abbiamo iniziato a lavorare al laboratorio, che è nato in DISFOR dall’incontro di competenze diverse: le mie di biologa e quelle della pedagogista Anna Antoniazzi .
Il tema proposto dal Festival della Scienza 2016 era “segni”, e la mia idea, ispirata dal progetto Etichètto, è stata quella di far conoscere “i segni” di qualità dei prodotti alimentari utilizzando la didattica sperimentale.
Volevamo rendere i ragazzi in età scolare veri responsabili degli acquisti e fornirgli alcuni strumenti per effettuare scelte più consapevoli. Per facilitare le scelte basate sulle informazioni nutrizionali e renderle accessibili anche ai bambini, ci siamo dotati di segni riconoscibili e ricreato, coi disegni dell’illustratore Rino Alaimo, la chimica degli alimenti (carboidrati, grassi, vitamine etc.).
Poi, abbiamo pensato anche ai non vedenti avvalendoci di una penna parlante Tiflosystem, in grado di leggere le informazioni presenti in etichetta.

Come funzionava il laboratorio?
Ai ragazzi – dalle elementari alle superiori – ma anche a genitori, insegnanti e famiglie veniva chiesto di fare la spesa in un supermercato dotato di uno ‘scaffale democratico’: uno scaffale che riportava gli stessi prodotti a diverse altezze in modo che questi fossero davvero a portata di scelta per tutti.
La spesa doveva soddisfare il fabbisogno alimentare di una giornata per una famiglia di tre o quattro persone. Per verificare il livello di attenzione all’etichetta, alcune confezioni di prodotti riportavano etichette modificate negli ingredienti, nelle informazioni nutrizionali o nel prezzo.
Alla cassa, i cassieri analizzavano il contenuto del carrello, grazie ad una applicazione realizzata ad hoc da Forward Italia, segnalavano i prodotti che non riportavano informazioni corrette, e fornivano spunti critici su scelte fatte dai clienti del laboratorio (fabbisogno calorico quotidiano, alimentazione non bilanciata e corretta, ecc.).

Quali risultati sono emersi?
L’attenzione dei ragazzi – testimoniano Carlotta Hasson e Nika Buongiorno, laureande in Pedagogia e assistenti al Laboratorio allestito al Festival della Scienza – così come quella degli adulti è rivolta alla marca, molto spesso le informazioni nutrizionali e perfino la data di scadenza vengono ignorate. E dire che a inizio percorso avevamo dotato tutti di lente di ingrandimento proprio per invitare a leggere con attenzione.
Spesso nella scelta d’acquisto ha pesato di più il ‘meno grassi’ vicino al logo o all’immagine del prodotto rispetto alle informazioni più accurate riportate sul retro dell’etichetta. Anche dopo aver segnalato i prodotti “incriminati”, gli acquirenti si sono giustificati ribadendo che la marca era di valore o che c’era scritto light, di nuovo trascurando la lettura di ingredienti e informazioni nutrizionali.

Cosa ha lasciato il laboratorio ai visitatori?
Sono sicura che usciti dal laboratorio i ragazzi si sono comportati in modo diverso – ne è convinta Anna Antoniazzi, ideatrice e pedagogista – hanno cambiato la loro percezione della spesa e dei prodotti. Una percezione che nella maggior parte dei casi era abbastanza nebulosa. Ad inizio laboratorio abbiamo chiesto ai ragazzi chi di loro abitualmente veniva mandato dai genitori a fare la spesa da solo o chi comunque accompagnava i genitori svolgendo un ruolo attivo (es. andando a scegliere qualcosa per la colazione). Pochissime le risposte positive.
Sarebbe invece importantissimo che l’esperienza nella selezione consapevole dei prodotti e anche nel corretto dimensionamento e composizione della spesa fosse tramandata.

Dal punto di vista pedagogico, quali temi solleva l’esperienza?
Insegna l’urgenza di comunicare l’importanza della qualità, della sostenibilità dei prodotti e della filiera corta. L’educazione alimentare in Italia ha fallito miseramente, la percentuale di bambini obesi è alta e questo sembra un trend continuamente in crescita afferma Debora Devcich. Bisogna informare correttamente e rendere bambini e genitori consapevoli di quello che acquistano e mangiano.
Bisogna farlo – prosegue Anna Antoniazzi – non dando nozioni, ma stimolandoli a pensare, a porsi dei problemi.
C’è il bisogno di una comunicazione diversa c’è un grande bisogno di sentirsi accompagnati nei percorsi conoscitivi.

Come pensate di sviluppare il laboratorio in futuro?
In futuro vorremmo sviluppare la parte dedicata ai non vedenti, che qui era in fase prototipale – chiariscono Debora Devcich e Anna Antoniazzi, ideatrici e responsabili del Laboratorio Una spesa di Qualità –che permetta ai non vedenti di fare la spesa in autonomia, questo sarebbe un grosso risultato con un impatto sociale rilevante.
Dopo l’esperienza di questo laboratorio ci piacerebbe lavorare sull’inscatolato anonimo: per capire il peso dei marchi sulla confezione e quanto questi finiscano per oscurare le altre informazioni presenti in etichetta.
E poi anche andare all’origine degli alimenti. Ad esempio molti bambini pensano che il tonno nasca in scatola, non sanno dove vive, cosa mangia, come si riproduce. Riteniamo che siano invece informazioni utili per una maggior consapevolezza.

Lo riteniamo anche noi, e lavoriamo per questo.

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